Giornata della Memoria 2018: un libro racconta la lunga vita di Ida Bonfiglioli, cittadina onoraria di Urbisaglia.

Il 27 gennaio 2007 il Consiglio Comunale di Urbisaglia conferì la cittadinanza onoraria a Ida Ascoli Magrini, vedova di Renzo Bonfiglioli, internato nel campo di Urbisaglia dal giugno 1940 all’agosto 1941.

La signora Ida non poté partecipare alla cerimonia perché già troppo anziana ma, in sua rappresentanza, intervennero la figlia Dori e il nipote Ariel, che portarono in dono ai cittadini di Urbisaglia le preziosissime foto scattate da Ida stessa all’Abbadia di Fiastra, in occasione delle sue visite al marito internato.

La lunga storia di questa nostra concittadina onoraria, scomparsa nel 2011 all’età di 104 anni, è stata recentemente illustrata nel libro “Gli occhiali del sentimento. Ida Bonfiglioli: un secolo di storia nella memoria di un’ebrea ferrarese” (Giuntina, 2017), che sarà presentato dall’autrice Sabina Fedeli domenica 28 gennaio alle ore 16.00 presso la Biblioteca di Urbisaglia.

Raffinata amante e conoscitrice di musica classica nonché contagiata dalla passione bibliofila del marito, Ida Bonfiglioli si racconta in una intervista senza tabù, giacché la donna con cui parla – Sabina Fedeli appunto – è la compagna dell’amato nipote Gadi Schoenheit.
Rievoca i giorni dell’orrore mischiati a quelli spensierati delle partite a tennis in casa dello zio Silvio Finzi Magrini, che morirà ad Auschwitz e che ispirerà nel dopoguerra le pagine bassaniane de “II giardino dei Finzi-Contini”.
Storie di casa che si ripetono, sempre uguali e tutte diverse. Quel 21 settembre 1941 quando Ida corre in sinagoga per fotografare lo scempio dei

Renzo e Ida Bonfiglioli nel giardino del campo di internamento di Urbisaglia

fascisti che distruggono arredi e oggetti sacri. Il marito mandato al campo di internamento di Urbisaglia perché antifascista. I due figli cacciati da scuola. Il padre irredentista che si lascia morire a Vienna pur di non combattere per l’Austria. Le leggi razziali, la strage della lunga notte del ’43, e la fuga in Svizzera durante la quale la madre è catturata dalle SS.
Una umanissima “chiacchierata” infilando e togliendo gli occhiali nelle cui stanghette è nascosto l’apparecchio acustico, gli “occhiali del sentimento” come li chiama lei, giocando sul doppio senso fra udito e cuore. Parla così di passione politica e coraggio, di processi della vergogna e gesti di altruismo. E di un piccolo segreto che Ida nella sua lunga vita non ha mai svelato e che Fedeli raccoglie con rispetto e amore…

Vedi anche:

Cittadinanza onoraria a Ida Ascoli Magrini Bonfiglioli (27.01.2007)
Renzo Bonfiglioli
Il nipote di Renzo Bonfiglioli visita il campo di Urbisaglia
Il campo di internamento di Urbisaglia

 

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Giornata della Memoria 2017: Mario Mosciatti rievoca la vicenda degli ebrei internati a Camerino.

Domenica 28 gennaio 2017 è stato presentato, presso la biblioteca di Urbisaglia, il libro l’Internamento Libero a Camerino tra razzismo, burocrazia e indifferenza di Mario Mosciatti.

libromosciattiL’incontro, organizzato dall’ANPI di Urbisaglia, l’Amministrazione comunale e la Biblioteca di Urbisaglia nell’ambito delle celebrazioni per la Giornata della Memoria 2017, è stato introdotto da Giovanna Salvucci, Presidente dell’ANPI di Urbisaglia, e da Lorenzo Marconi, Presidente Provinciale dell’ANPI, che hanno sottolineato l’importanza della memoria, soprattutto in questa fase storica in cui assistiamo ad una recrudescenza di nazionalismo e di razzismo.

Nella sua presentazione Mario Mosciatti ha rievocato la vicenda di dodici famiglie di ebrei inglesi provenienti da Tripoli, che furono internati presso la Rocca borgesca di Camerino dal febbraio 1942 fino all’aprile del 1944, quando vennero trasferiti a Fossoli e successivamente deportati al campo di Bergen Belsen in Germania.

“La vicenda degli ebrei di Camerino -ha sottolineato Mosciatti – è l’ennesima dimostrazione della partecipazione attiva dell’Italia fascista alla Shoah, avvenuta attraverso il contributo diretto o il silenzio connivente di buona parte della società di allora. Razzismo, burocrazia e indifferenza sono un mix di sentimenti e di atteggiamenti che, allora come oggi, possono produrre solo pagine di storia di cui vergognarsi.”

Al termine della presentazione sono intervenuti Roberto Cruciani e Giuseppe Ferranti, che da anni si dedicano allo studio del Campo di Internamento di Urbisaglia, e la professoressa Clara Ferranti, responsabile scientifico e organizzativo dei corsi istituiti presso l’Università di Macerata per la formazione e l’aggiornamento degli insegnanti sulla didattica della Shoah, promossi dalla Rete Universitaria per il Giorno della Memoria.

L’incontro si è concluso con l’intervento del Sindaco Paolo Giubileo, che ha ribadito l’impegno dell’amministrazione per favorire la musealizzazione dei luoghi del Campo di Urbisaglia presso l’Abbadia di Fiastra e la creazione di un Centro Studi su Urbisaglia che, oltre al patrimonio archeologico, faccia luce sui tristi eventi del secolo scorso. Il Sindaco ha inoltre ringraziato l’Anpi per l’attività svolta e per l’opera di formazione svolta in collaborazione con la Scuola Secondaria di primo grado di Urbisaglia.

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Seminario di ricerca e disseminazione della Memoria.

Come posso trasmettere alle generazioni del futuro la Memoria della Shoah?
E come farlo nel rispetto della sostanza storica, ma tenendo a distanza la retorica e la facile demagogia?
Infine: quali fra le molte iniziative possibili offrono i migliori benefici sul piano didattico e formativo?

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Per rispondere a queste domande l’Università di Macerata istituisce giovedì 20 ottobre 2016 un Seminario di ricerca e disseminazione della Memoria. Il seminario, quest’anno indirizzato alla memoria di Elie Wiesel, è uno dei dieci organizzati in contemporanea, tra il 13 e il 21 ottobre, dalla Rete Universitaria per il Giorno della Memoria e dal Centro interuniversitario 27 gennaio – Giorno della Memoria in altrettanti atenei: sono le Università del Piemonte Orientale, Milano Statale, Trieste-Gorizia, Bologna-Forlì, Macerata, Perugia, Teramo, del Molise, Bari “Aldo Moro” e della Calabria.

Il seminario dell’Università di Macerata si svolge in collaborazione con l’Ambasciata d’Israele in Italia e con il patrocinio dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, della Comunità Ebraica di Ancona, del Consiglio Regionale delle Marche, della Regione Marche e del Comune di Macerata. Esso, inoltre, da un lato vede presente, in qualità di parte attiva nei processi di testimonianza e di insegnamento, luoghi significativi della Memoria ebraica e partigiana, dall’altro si avvale della collaborazione di artisti e associazioni culturali impegnati nella rappresentazione della Shoah e dei suoi molteplici aspetti, quale mezzo di trasmissione della Memoria attraverso l’arte, la musica, la danza e il teatro.

Quest’anno è prevista la visita guidata al campo di Urbisaglia, presso la Fondazione Giustiniani Bandini, a cura della dottoressa Giovanna Salvucci, e la collaborazione artistica dell’associazione culturale “Teatro della Comunità”, diretta dall’attore e regista di teatro e cinema Marco Di Stefano e dalla danzatrice Tanya Khabarova, da intendersi come parte integrante del seminario.

La responsabilità scientifica e organizzativa è della professoressa Clara Ferranti; la Segreteria del seminario è formata da due giovani studiose e da una unità del Personale Tecnico-Amministrativo dell’ateneo. Hanno confermato la loro adesione in qualità di relatori i professori Carla Canullo, Donatella Di Cesare, Carla Marcellini, Maria Elena Paniconi e Marcello Pezzetti.

Il giorno in cui ha luogo il seminario obbedisce a una scelta precisa. All’alba di sabato 16 ottobre 1943 la polizia tedesca, agli ordini del tenente colonnello delle SS Herbert Kappler, fece irruzione nel Ghetto di Roma, con obiettivi il sequestro, la deportazione e l’eliminazione degli ebrei romani. Fu questo il più efferato crimine del genere compiuto in Italia: degli oltre mille catturati e tradotti ad Auschwitz ne tornarono sedici. Anche grazie al contributo di Giacomo Debenedetti, il 16 ottobre, o Sabato Nero, rappresenta da allora un momento chiave nella Memoria, ebraica e non solo ebraica.

La Rete Universitaria per il Giorno della Memoria, costituitasi nel marzo 2011, è stata presentata ufficialmente il 24 gennaio 2012 alla Camera dei Deputati; il 4 giugno 2012, sempre alla Camera dei Deputati, ha tenuto i suoi primi tavoli tecnici, centrati su Negazionismo, Museologia della Shoah e Didattica della Shoah. Dopo una prima collana di tre volumi, uscita fra il 2010 e il 2013 per i tipi di Rubbettino, la Rete ha fondato nel 2014 una seconda collana presso le Edizioni Università di Macerata, dal titolo “Il tempo, la storia e la memoria”. Dal 2012 al 2015 la Rete ha organizzato, nel ricorrere del 16 ottobre, quattro Corsi nazionali di Storia e didattica della Shoah, seguiti complessivamente da oltre cinquemila fra studenti e insegnanti.

Il nuovo Centro interuniversitario 27 gennaio – Giorno della Memoria riunisce attualmente tre atenei, Teramo, Macerata e della Calabria. Il Centro parte dall’esperienza della Rete Universitaria per svilupparla e approfondirla sul piano della ricerca e della conseguente disseminazione. Insieme, la Rete e il Centro si propongono di diffondere, fra l’altro in occasione del 27 gennaio e del 16 ottobre, “buone pratiche” nella lotta contro ogni forma di razzismo e antisemitismo, in vista della costruzione nelle generazioni più giovani di un sentimento di cittadinanza europea condivisa e di una cultura volta al pluralismo e alla tutela dei diritti umani e civili.

INFORMAZIONI PRATICHE

Il seminario è principalmente rivolto a insegnanti di scuole secondarie di primo e di secondo grado, ma è aperto anche a insegnanti di altro grado, agli studenti e a chiunque abbia interesse verso i temi trattati.

Attività funzionale alla formazione continua e alla valorizzazione delle competenze professionali, esso rientra fra i titoli riconosciuti in ambito scolastico dalla Legge 13 luglio 2015, n. 107, art. 121. È possibile, segnalandolo alla Segreteria con congruo anticipo, far partecipare al seminario le classi o una selezione di alunni. La partecipazione è gratuita. Al termine del seminario i partecipanti ricevono un attestato individuale di frequenza, valido a norma di legge, con il riconoscimento di 2 crediti formativi. La partecipazione parziale al seminario, o solo la mattina o solo il pomeriggio, dà diritto al riconoscimento di 1 credito formativo.

Per gli studenti dell’Università di Macerata, l’accreditamento e il n. dei CFU sono a discrezione di ciascun Consiglio di Classe di ogni Dipartimento. Laddove venga deliberato il riconoscimento di 1 o 2 CFU, gli studenti partecipanti dovranno presentare alla prof.ssa Clara Ferranti una breve relazione o riflessione sulle tematiche trattate al seminario. La partecipazione parziale, o solo la mattina o solo il pomeriggio, dà comunque sia diritto a 1 CFU e sempre dietro presentazione della relazione/riflessione.

Le lezioni saranno svolte presso la Domus San Giuliano (Via Cincinelli 4, Macerata) dalle 9.00 alle 13.30 (dalle 8.15 alle 9.00 verrà effettuata la registrazione dei partecipanti); il pomeriggio, dalle 15.00 alle 18.30, avrà luogo la visita guidata al campo di Urbisaglia, sito presso l’Abbazia di Chiaravalle di Fiastra (MC), con un’introduzione storica, e la rappresentazione artistica vocale e danzante a cura dell’associazione culturale “Teatro della Comunità”.

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Giornata della Memoria 2016

Il 27 gennaio 2016, per la Giornata della Memoria, l’Anpi di Urbisaglia, in collaborazione con il Comune e la Biblioteca di Urbisaglia e il patrocinio dell’Istituto Storico di Macerata, presenterà il documentario “Liberation”, video testimonianza sull’olocausto di Hella e Heinz Wartski.

Il documentario, della durata di 30′, è stato realizzato nel 2012 dai dipartimenti di Tecnologia e di Impegno Civile delle Collier County Public Schools in Florida (USA), e per l’occasione è stato tradotto in italiano e sottotitolato da Paola Chinellato.

WartskiLa storia di Heinz Wartski, ebreo di Danzica, è profondamente legata al nostro territorio: suo padre fu internato nel Campo di Urbisaglia e i suoi familiari, accolti da una famiglia contadina di San Ginesio, riuscirono a scampare all’olocausto grazie all’aiuto dei partigiani della Banda Nicolò.

Nel documentario Heinz Wartski racconta come fu difficile, per la sua famiglia, allontanarsi dalla Germania nazista: a causa delle Leggi di Norimberga del 1935 infatti, gli ebrei che volevano lasciare la Germania dovevano rinunciare ai propri risparmi. Quale paese europeo avrebbe accolto dei bisognosi, se tutti avevano i propri poveri a cui badare?

Il problema della famiglia Wartski fu proprio questo: come uscire dalla Germania e scappare dalla morte se non c’era nessun paese disposto ad accoglierli?

I Wartski riuscirono a raggiungere l’Italia grazie a documenti falsi e ad un visto di transito. A causa delle leggi fasciste però Heinmann, il padre di Heinz, venne arrestato e internato presso il Campo di Concentramento di Urbisaglia. Il piccolo Heinz, insieme alla madre, la sorella Ruth e il fratello Max, si rifugiarono presso una famiglia contadina di San Ginesio.

Dopo l’armistizio la famiglia Wartski riuscì a scampare ai rastrellamenti nazisti raggiungendo i partigiani della Banda Nicolò a Monastero. Fu proprio lì che sua sorella Ruth conobbe e si innamorò del capitano Augusto Pantanetti.

Dopo la guertra i Wartski emigrarono negli Stati Uniti, mentre Ruth restò a Macerata con suo marito.

Negli Stati Uniti Heinz incontrò e sposò Hella, la seconda protagonista di questo documentario, che racconta con gli occhi di una ragazzina di 16 anni la sua esperienza nel campo di sterminio di Aushwitz.

L’ANPI di Urbisaglia ha pensato di far conoscere questo documentario perché la storia di Heinz Wartski è di estrema attualità. Le parole di Heinz Wartski «Dove scappare se nessuno ti accoglie?» ci hanno fatto pensare alle centinaia di profughi che ogni giorno cercano di raggiungere le coste dell’Europa. Molti ebrei allora si salvarono grazie alla solidarietà di tanti italiani che li accolsero nelle loro case, a rischio della propria vita. Oggi l’accoglienza dei profughi non mette in pericolo la nostra vita, quindi possiamo e dobbiamo fare di più per dare una possibilità di vita a chi scappa dalle zone di guerra alla ricerca di un futuro per i propri figli.

Il documentario “Liberation” verrà proiettato presso il teatro Comunale di Urbisaglia mercoledì 27 febbraio alle ore 21,15. Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.

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Presentato a Tel Aviv il libro di Giuseppe Viterbo

12516817_10207865513985437_1677515739_oGiuseppe Viterbo, cittadino onorario di Urbisaglia, presenterà oggi a Tel Aviv il suo libro Il giorno di ritorno che verrà. Antologia di lettere di Carlo Alberto Viterbo dal campo di concentramento di Urbisaglia (Aska 2015). Il libro verrà presentato presso l’Istituto Italiano di Cultura da Giuseppe Viterbo, Renzo Ventura e Jack Arbib.

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Giuseppe Viterbo e Paolo Giubileo, Sindaco di Urbisaglia

Giuseppe Viterbo e Paolo Giubileo, Sindaco di Urbisaglia

 

 

 

Urbisaglia accoglie il concittadino Giuseppe Viterbo
Cittadinanza onoraria a Giuseppe Viterbo
18.11.15 – Cittadinanza onoraria a Giuseppe Viterbo
Carlo Alberto Viterbo
Presentate a Firenze le lettere dal Campo di Urbisaglia
Campo di Internamento di Urbisaglia

 

 

Urbisaglia accoglie il concittadino Giuseppe Viterbo

01_Paolo Giubileo consegna a Giuseppe Viterbo la motivazione della cittadinanza onorariaMercoledì 18 novembre il Consiglio Comunale di Urbisaglia ha conferito la cittadinanza onoraria a Giuseppe Viterbo, in quanto vittima delle leggi razziali che l’hanno coinvolto insieme agli affetti più cari.

Suo padre Carlo Alberto, infatti, venne internato nel Campo di Urbisaglia dal 28 giugno 1940 al 1 luglio 1941. Durante la sua permanenza ad Urbisaglia Carlo Alberto Viterbo continuò a lavorare per la Delasem (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei), organizzò corsi di italiano e di ebraico, gestì la piccola biblioteca allestita dagli internati e divenne da subito una “guida spirituale” degli ebrei osservanti, officiando le principali festività ebraiche.

Dopo il rilascio Carlo Alberto Viterbo tornò a Roma sotto falso nome e continuò a lavorare per la Delasem fino alla liberazione della capitale. Negli anni del dopoguerra, oltre che nella conduzione del settimanale “Israel”, Viterbo fu impegnato attivamente nelle attività istituzionali ebraiche, a livello locale e nazionale.

il giornoDurante i mesi trascorsi nel Campo di Urbisaglia, Carlo Alberto Viterbo intrattenne un’intensa corrispondenza con la famiglia che è stata recentamente pubblicata dal figlio Giuseppe nel volume, Il giorno di ritorno che verrà. Antologia di lettere di Carlo Alberto Viterbo dal campo di concentramento di Urbisaglia, editato a Firenze da Aska.

A conferire il riconoscimento il sindaco Paolo Giubileo che ha ribadito come questo gesto testimonia la volontà del Comune e dei cittadini di Urbisaglia di non dimenticare gli anni della dittatura e della guerra, e di ispirarsi ai valori di quanti hanno combattuto per la libertà e la democrazia. Il Sindaco ha inoltre letto in messaggio inviato dalla Prefetto Roberta Preziotti che non è potuta intervenire di persona a causa di urgenti motivi istituzionali legati agli eventi di Parigi. Oltre a dare il suo cordiale benvenuto a Viterbo quale cittadino della provincia maceratesi, la Prefetto ha ringraziato il Sindaco e il Consiglio Comunale di Urbisaglia “per il concreto e fattivo messaggio di pace che, con l’attribuzione di questa cittadinanza onoraria, la comunità di Urbisaglia ha voluto trasmetere”.

Dopo il voto all’unanimità dei membri del Consiglio Comunale, Giuseppe Viterbo ha salutato i suoi nuovi “concittadini” ed ha ricordando la figura di suo padre giornalista, avvocato, uomo di cultura e di azione. Viterbo ha ricordato che suo padre si riferiva al Campo di Urbisaglia come “l’Università dell’antifascismo” poiché qui aveva incontrato numerosi intellettuali e personaggi di spicco del mondo ebraico che si opponevano al regime.

Ad intervenire, tra gli altri, anche Manfredo Coen, presidente della Comunità ebraica anconetana, e Paola Mariani, Vice Presidente 03_Laura Fiorani_sindaco del consiglio comunale dei ragazzidella Provincia, che ha dato il benvenuto al nuovo cittadino ed ha ricordato i diversi campi di internamento presenti nel territorio provinciale negli anni della Seconda Guerra Mondiale. Il Sindaco del Consiglio dei Ragazzi, Laura Fiorani, ha ringraziato Giuseppe Viterbo per aver accettato l’invito di andare a trovarli a scuola: quando suo padre era internato ad Urbisaglia infatti, Giuseppe aveva la loro età e dovette subire, fra l’altro, l’allontanamento dalla scuola a causa delle leggi razziali.

Alla cerimonia di conferimento della cittadinanza onoraria hanno partecipato numerosi cittadini di Urbisaglia, il Consiglio Comunale dei Ragazzi, la dirigente dell’Istituto Comprensivo di Colmurano Luciana Salvucci insieme a numerose insegnanti, Clara Ferranti dell’Università di Macerata (responsabile della Rete Universitaria per il Giorno della Memoria), i rappresentanti dei comuni di Colmurano, Ripe San Ginesio, Loro Piceno e Tolentino, Lorenzo Marconi (Presidente proviciale dell’Anpi), Giovanna Salvucci (presidente ANPI Urbisaglia), e il dott. Rosario Cianci (Maresciallo dei Carabinieri di Urbisaglia).

Tra il pubblico anche Sandro e Annita Pantanetti, figli del partigiano Augusto e Ruth Wartski, arrivata in Italia per seguire suo padre, un ebreo polacco internato nel Campo di Urbisaglia insieme a Carlo Alberto Viterbo.

Cittadinanza onoraria a Giuseppe Viterbo

firenze-18-05-2015-1Mercoledì 18 novembre 2015, alle ore 18.30 il Consiglio Comunale di Urbisaglia conferirà la cittadinanza onoraria a Giuseppe Viterbo, quale doveroso risarcimento al dolore e alle sofferenze sopportate a causa dall’internamento di suo padre Carlo Alberto presso il Campo di Urbisaglia.

Carlo Alberto Viterbo (1889-1974) fu internato nel Campo di Urbisaglia dal 28 giugno 1940 al 1 luglio 1941. Giornalista, avvocato, uomo di cultura e di azione, durante la sua permanenza ad Urbisaglia Carlo Alberto Viterbo continuò a lavorare per la Delasem (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei), organizzò corsi di italiano e di ebraico, gestì la piccola biblioteca allestita dagli internati e divenne da subito una “guida spirituale” degli ebrei osservanti, officiando le principali festività ebraiche.

Dopo il rilascio Carlo Alberto Viterbo tornò a Roma sotto falso nome e continuò a lavorare per la Delasem fino alla liberazione della capitale. Negli anni del dopoguerra, oltre che nella conduzione del settimanale Israel, Viterbo fu impegnato attivamente nelle attività istituzionali ebraiche, a livello locale e nazionale.

il giornoIl Consiglio Comunale di Urbisaglia conferirà al sig. Giuseppe Viterbo la cittadinanza onoraria in quanto vittima delle leggi razziali che l’hanno coinvolto insieme agli affetti più cari. Questo gesto testimonia la volontà del Comune e dei cittadini di Urbisaglia di non dimenticare gli anni della dittatura e della guerra, e di ispirarsi ai valori di quanti hanno combattuto per la libertà e la democrazia.

Al termine del Consiglio Comunale sarà possibile acquistare il volume, a cura di Giuseppe Viterbo, Il giorno di ritorno che verrà. Antologia di lettere di Carlo Alberto Viterbo dal campo di concentramento di Urbisaglia, Firenze, Aska, 2015.

Tutta la cittadinanza è invitata a partecipare.