Carlo Alberto Viterbo

Carlo Alberto Viterbo (1889-1974), internato nel Campo di Urbisaglia dal 28 giugno 1940 al 1 luglio 1941, fu una delle figure più eclettiche e complete dell’ebraismo italiano novecentesco. Carlo Alberto Viterbo 02

Nelle sue lettere dal campo di Urbisaglia descrive Villa Bandini, il bellissimo giardino definito “il nostro refrigerio, il nostro conforto, la nostra gioia!”, descrive i suoi compagni di prigionia, l’organizzazione della vita nel campo, la mensa, la sua visita al paese:

Stamani, dopo vari mesi che non mi muovevo, ho potuto fare una bella passeggiata a piedi fino a Urbisaglia (4 km) e vedere qualcosa di inconsueto. Ne sono stato piacevolmente confortato, tanto più che era una bella giornata. Siamo andati inte, con accompagnamento, e abbiamo fatto i turisti nel piccolo paese ove, nella chiesa, ho trovato un bel trittico dei primi del cinquecento, con fondo oro. (lettera del 31 ottobre 1940)

Le lettere di carlo Alberto Viterbo dal Campo di Urbisaglia sono state pubblicate dal figlio Giuseppe nel volume Il giorno di ritorno che verrà. Antologia di lettere di Carlo Alberto Viterbo dal campo di concentramento di Urbisaglia, Firenze, Aska, 2015.


Breve biografia di Carlo Alberto Viterbo

Carlo Alberto Viterbo nacque a Firenze il 23 gennaio 1889. Avvocato e linguista, fu eletto presidente della Federazione Sionistica Italiana nel 1921 e ricoprì la stessa carica ancora nel 1931, nel 1933 e nel 1935. Nel 1936 – 37, in seguito alla conquista italiana dell’Etiopia, su incarico dell’Unione delle Comunità Israelitiche Italiane e d’intesa con il governo fascista, si recò in missione presso la comunità dei falascià (ebrei etiopi). L’incarico affidato a Viterbo prevedeva che egli provvedesse “all’opera di assistenza e di organizzazione delle genti e comunità dell’Africa Orientale Italiana”.

Giornalista, avvocato, uomo di cultura e di azione, venne arrestato, insieme a molti altri anti-fascisti italiani, la mattina dell’11 giugno 1940, il giorno successivo l’entrata in guerra dell’Italia. Trattenuto per 17 giorni nel carcere di Regina Coeli, venne poi trasferito nel Campo di Urbisaglia.

Durante la sua permanenza ad Urbisaglia continuò a lavorare per la Delasem (Delegazione per l’Assistenza degli Emigranti Ebrei ), organizzò corsi di italiano e di ebraico, gestì la piccola biblioteca allestita dagli internati, e divenne da subito una “guida spirituale” degli ebrei osservanti, officiando le principali festività ebraiche.

Dopo il rilascio, avvenuto il 1 luglio 1941, Carlo Alberto Viterbo tornò a Roma sotto falso nome e continuò a lavorare per la Delasem fino alla liberazione della capitale. Nel dicembre del 1944 Viterbo riprese le pubblicazioni del settimanale Israel, assumendone anche la direzione. Negli anni del dopoguerra, oltre che nella conduzione dell’ Israel, Viterbo fu impegnato attivamente nelle attività istituzionali ebraiche, a livello locale e nazionale. Morì a Firenze l’8 agosto 1974.

Riferimenti: CDEC, CENTRO PRIMO LEVI.


Foto di Carlo Alberto Viterbo presso il Campo di Internamento di Urbisaglia (1940-1941).
Tratte da: Giuseppe Viterbo (a cura di). Il giorno di ritorno che verrà. Antologia di lettere di Carlo Alberto Viterbo dal campo di concentramento di Urbisaglia, Firenze, Aska, 2015.

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