Campo di Internamento di Urbisaglia

Il Campo di Internamento di Urbisaglia Bonservizi, allestito presso Villa Giustiniani Bandini, all’Abbadia di Fiastra, entrò in funzione il 16 Giugno del 1940.

Secondo le regole dettate dal Prefetto, il Podestà di Urbisaglia doveva provvedere, man mano che gli internati arrivano, “ad impiantare i registri ed i fascicoli personali, rilevando i connotati più salienti dell’individuo” (Cruciani, 1993, 24).

Il servizio di sorveglianza all’esterno della Villa Bandini era svolto dai Carabinieri della Stazione di Urbisaglia. All’interno del Campo un ufficio di Pubblica Sicurezza con a capo un Commissario e due agenti della Questura di Macerata aveva la mansione di coordinare l’arrivo degli internati ed occuparsi della loro sistemazione (Salvucci).

Il Campo di Urbisaglia Bonservizi aveva una capienza di circa cento posti, occupati da figure di spicco della cultura ebraica, ebrei italiani considerati pericolosi per motivi politici, ebrei stranieri appartenenti a Stati che applicavano la politica razziale, antifascisti e sloveni (Cruciani, 1993, 23).

Il numero degli internati si aggirava sempre sul centinaio; (…). Oltre agli ebrei italiani, i più erano emigranti viennesi, di grandi città tedesche, specialmente Berlino. C’erano inoltre tre apolidi dei paesi baltici, di Romania e di Polonia. Per un certo periodo furono internati anche alcuni ariani polacchi, un indù ed un negro sudamericano. Gli ebrei italiani erano, per lo più, professionisti, come avvocati, medici, un notaio e contabili. (Pollak, 29)

Grazie anche allo spirito di solidarietà che animava gli internati, accomunati dall’incertezza sul proprio avvenire e dall’angoscia per la sorte dei propri congiunti, nel campo si verificarono pochissimi episodi di insofferenza e non si registrò alcun caso di violenza o di furto (Pollak, 34). Gli internati ebrei non subirono mai discriminazioni e poterono continuare a partecipare alle celebrazioni delle varie ricorrenze religiose trasformando in Sinagoga una delle stanze più belle della Villa Bandini (Pollak 33).

Gli arrivi e le partenze degli internati si susseguirono fino all’agosto del 1943. Da una relazione dell’Ispettore Generale di Pubblica Sicurezza, il 27 agosto 1943 risultavano internati a Villa Bandini ottanta stranieri di cui ventisette tedeschi e ventotto ex jugoslavi, tredici croati, cinque polacchi e sette italiani.

Il 30 settembre 1943, un camion condotto da un ufficiale fascista italiano e scortato da soldati tedeschi entrò nel Campo di Urbisaglia per trasferire gli internati nel Campo di Sforzacosta. L’internamento a Sforzacosta durò soltanto pochi mesi perché gli ex internati di Urbisaglia, insieme a quelli provenienti dai altri campi della provincia di Macerata, furono trasportati al Campo di concentramento di Fossoli, in provincia di Modena e successivamente nei campi di sterminio tedeschi.

Scarica l’articolo: G. Salvucci, “Il campo di internamento di Urbisaglia (1940-1943)“, in C. Ferranti (a cura di) Carissimi Primo, Anne ed Elie, EUM Edizioni Università di Macerata, 2016.

Presso l’Archivio Storico di Urbisaglia sono conservati ancora molti documenti relativi al Campo di Internamento di Urbisaglia. Alcuni sono pubblicati nella galleria sottostante.

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