Augusto Pantanetti (1915-1999)

Augusto_Pantanetti_in_montagnaAugusto Pantanetti nacque ad Urbisaglia 13 novembre 1915. Figlio di Anita Beccastrini, vedova di Augusto Pantanetti (morto in guerra il 2 agosto 1915), trascorse la sua infanzia ad Urbisaglia, dove frequentò la Scuola Elementare, quindi si trasferì a Macerata, continuando gli studi presso il Regio Istituto Tecnico Commerciale ad indirizzo Amministrativo “A. Gentili”.

Impiegato di banca, nell’ottobre del 1939 partì come sottotenente di fanteria per l’Albania. Rientrò in Italia nel ’41 per poi ripartire per la Grecia nel 1942 con il grado di tenente. Tornato a Macerata dopo l’8 settembre, si ritirò ufficiale e, come tanti altri graduati, dovette prendere una decisione. Si ritirò a Monastero, sui monti che sovrastano Cessapalombo, e insieme a tanti altri uomini che si aggregarono a lui, formò il gruppo partigiano denominato “Banda Nicolò” di cui venne eletto comandante. Il nome “Nicolò” era il suo pseudonimo.

Come ha scritto Max Salvadori (1908-1992) “inizia a Monastero la Banda Nicolò, una delle più efficienti dell’intera provincia e nucleo centrale del Gruppo bande che occuperà la zona fra Amandola e San Ginesio“.

Ruth_Wartski

Ruth Wartski

In montagna, nella zona di Monastero, Augusto Pantanetti incontrò Ruth Wartski, sua futura moglie, che era fuggita insieme alla sua famiglia da San Ginesio. Il padre, Hermann Wartski, profugo ebreo di Danzica, era stato internato nel Campo di Concentramento di Urbisaglia il 25 giugno 1940 e trasferito il 2 aprile 1942 in domicilio coatto a San Ginesio.

Tra marzo e aprile del 1944, mentre la linea del fronte si avvicinava alle Marche, i tedeschi e i fascisti aumentarono la pressione sulle bande partigiane. Il 10 maggio 1944 gli Alpenjaeger attaccarono Monastero e nella notte del 13 maggio le due forze entrarono in contatto. Nella confusa azione notturna, che si protrasse fino all’alba, tra gli assalitori si contarono alcuni morti, mentre tra i partigiani si ebbero quattro feriti.

A giugno gli alleati attaccarono la linea Machtig, lungo il fiume Chienti. Il CLN di Macerata il 16 giugno inviò al comando del Gruppo bande Nicolò l’ordine di puntare sul capoluogo.

La mattina del 20 giugno 1944, i partigiani del Gruppo Nicolò si portarono con i gruppi di punta a San Ginesio, quindi a Ripe San Ginesio dove entrarono a mezzogiorno. Alle 14 erano a Colmurano, alle 16 ad Urbisaglia, accolti con festeggiamenti, fiori e gesti di simpatia.

Augusto Pantanetti (Nicolo') tessera di riconoscimentoLa sera dello stesso giorno i partigiani del gruppo Bande Nicolò vennero raggiunti dalle avanguardie del Corpo Italiano di Liberazione (CIL) appartenenti alla 183ª Reggimento Fanteria “Nembo” e trovarono sistemazione presso l’Asilo Giannelli che, per alcuni giorni, divenne la loro base. Dal 20 al 29 giugno si trovarono infatti, con azioni e combattimenti, a dover evitare l’accerchiamento nemico che ancora presidiava Tolentino e che aveva attestato la propria linea di difesa lungo il fiume Chienti.

Tra le avanguardie del II° Corpo d’armata polacco e la divisione della Nembo da una parte, e partigiani dall’altra, si aprì una gara per raggiungere per primi Macerata. Solo il 30 giugno il comandante Augusto Pantanetti ed i suoi uomini, risalendo da Sforzacosta, riuscirono ad entrare per primi nella piazza centrale di Macerata, seguiti a qualche ora di distanza dai soldati polacchi.

Nel dopoguerra Augusto Pantanetti ha ricoperto la carica di assessore al Comune di Macerata fino al 1951. Tra i fondatori dell’Istituto Regionale per la Storia del Movimento di Liberazione nelle Marche, ne è stato per diversi anni vice presidente. Si è spento a Macerata il 13 marzo 1999.

Riferimenti: Storia Marche Novecento