21 GIUGNO 1944: BONIFICA DEI PONTI SUL FIASTRA.

Augusto Pantanetti, comandante del Gruppo Nicolò, al corrente del fatto che i due ponti sul Fiastra, presso l’Abbadia, erano stati minati, diede disposizione ai suoi uomini di provvedere alla loro bonifica per facilitare l’avvicinamento a Macerata del Gruppo Nicolò e delle truppe alleate. Gaetano Mari, insieme allo sfollato romano Mario Tamenghi, si recò in bicicletta da Urbisaglia al primo dei due ponti al km 4,8 della statale n. 78, armato di una pistola e di due bombe a mano e, pur non essendo artificiere, riuscì a neutralizzare le cariche riempiendo di sabbia pressata i tubi contenenti l’esplosivo.

L’incarico di sminare il secondo ponte sul Fiastra venne affidato a Eric Cooper, un inglese scappato dai campi di prigionia che possedeva una discreta conoscenza di esplosivi. Un giovane di Urbisaglia, Giuseppe Palazzetti (1922-1992), portò il Cooper fino all’Abbadia con una vecchia moto Harley Davidson.

Fermata la moto all’Abbadia, Eric, da solo, si avvicinò al ponte per iniziare l’opera di bonifica che così descrive: Raggiungendo il ponte non trovai tracce dei tedeschi, ma la strada di approccio al ponte e il ponte stesso erano ovviamente minati. Le mine erano un valido tipo standard di mine tedesche e quando le riconobbi, avendo avuto esperienze di campi di mine tedesche in Nord Africa, seppi che la cosa più semplice era rimuovere i detonatori, ma senza una lunga e sicura ricerca sarebbe stato impossibile rimuovere le mine perché i tedeschi avevano la cattiva abitudine di camuffare come innocue le mine che loro posavano e ricordo precise istruzioni che avevo ricevuto in Nord Africa che, per quanto riguarda le mine, non avresti mai dovuto tagliare un filo e mai tirarne uno allentato. Così, facendo molta attenzione a queste istruzioni, riuscii probabilmente a rimuovere 6 o 8 detonatori che erano sulla strada e sul ponte. (…). Durante il corso di questa operazione, attraversato circa metà del ponte, notai alcuni movimenti in fondo alla strada dal lato del ponte verso Macerata e individuai circa mezza dozzina di soldati. Siccome ero ancora sulla sponda del fiume verso Abbadia, saltai dal parapetto del ponte sull’argine del fiume che era un fiumiciattolo in quel tempo e lasciai la zona tornando nel luogo dove il motociclista stava aspettando” (Chiavari, 70).

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